“L’arma” di Amadei, l’identità perduta e la protesta, tra teatro e cinema

L'arma
 L’ARMA
Finalista 50° Premio Riccione per il teatro
di Duccio Camerini
con Giorgio Colangeli, Andrea Bosca e Mariachiara Di Mitri
Regia di Aureliano Amadei
Teatro Vascello
Dal 30 aprile al 12 maggio
dal martedì al sabato h 21 – domenica h 18

A destare curiosità non è tanto l’atmosfera carica di elettricità che si trova sempre durante le prove di uno spettacolo, quanto l’aria di combutta carbonara che sembra avere l’intero cast de L’Arma, lo spettacolo che debutta il 30 aprile al Teatro Vascello con la regia di Aureliano Amadei, autore, fra gli altri, del pluripremiato film autobiografico Venti sigarette. A parlare con Paese Sera, in un’intervista poco convenzionale, sono gli attori Giorgio Colangeli, Andrea Bosca e la giovanissima Mariachiara Di Mitri, insieme ad Amadei. Ma non è della storia o dei suoi personaggi che raccontano, quanto piuttosto di come hanno lavorato su questo testo di Duccio Camerini dal titolo originale How long is now, un progetto su cui fin dal principio è stato seguito un doppio binario per arrivare alla realizzazione di uno spettacolo teatrale prima, e un film subito dopo.

Lo spettacolo quindi è una sorta di preparazione per il lavoro cinematografico?
Il teatro richiede un approfondimento a cui spesso il mezzo cinematografico, per motivi di tempo e di budget, è costretto a rinunciare – dichiara Aureliano Amadei – per cui si arriva spesso al primo ciak senza passare per quello studio dei personaggi che permette di dargli una vita propria. Noi stiamo elaborando tutto ciò che è intorno al film, ed è partendo da questo obiettivo che ho lavorato per la composizione della compagine artistica, fino alla scelta dei capireparto di scenografia e luci. Persino il casting è seguito dalla stessa persona: è come se ora stessimo creando dell’alta moda, che dovrà essere questo spettacolo teatrale, per poi andare a fare i capi prêt-à-porter per il cinema”.

La differenza tra i due mezzi espressivi è grande, in che modo avete lavorato sui personaggi?
In questo spettacolo i personaggi non esistono, sono un falso problema – interviene con un sorriso sardonico Giorgio Colangeli – si potrebbe dire che l’unico identificabile come tale sia la baracca, che fa parte della scenografia. Il tema principale della storia è infatti la perdita dell’identità, quindi “il” personaggio scompare e rimane solo una sovrapposizione di caratteri. La ricerca teatrale infatti serve a trovare quei concetti che al cinema diventano concreti. Anche io sono curioso di scoprire cosa ne uscirà fuori…

Sembra un modo piuttosto atipico di lavorare, come siete stati convinti a partecipare a questo progetto?
Ho trovato la proposta allettante – confessa Andrea Bosca – perché siamo stati spinti a esplorare fuori dal testo. Se dovessimo trasfigurare la storia de L’Arma in un quadro o una poesia ora saprei quale forma avrebbe. E’ come aver lavorato su un enorme blocco di marmo da cui è stata tratta una statua, una volta che anche quella forma sarà superata rimarrà solo il lavoro che è stato fatto per arrivarci, i gesti compiuti. In questo modo è possibile plasmare le sensazioni: la materia può cambiare ma i concetti che essa dovrà esprimere sono gli stessi”.

Ma qual è il tema principale de L’Arma?
A introdurre la complessità del soggetto è Aureliano Amadei: “L’identità, o la perdita dell’identità, o il suo sdoppiamento… dipende da che punto di vista si guarda. La storia narra di un uomo che scappa in un luogo sperduto e cresce una trovatella come fosse la propria “arma per combattere la società”. La manipolazione della sua identità come atto di protesta contro il mondo in realtà nasconde solo un disagio invisibile, il rifiuto delle regole di un mondo che non accetta il dubbio”.

Insomma, una storia che lascia molti punti interrogativi e l’opportunità di seguire il work in progress di una macchina scenica unica nel suo genere, che dal teatro migrerà sul grande schermo con gli stessi protagonisti, scenografie, regia, sceneggiatura. Una cosa che raramente si lascia osservare nel suo divenire: l’evoluzione del mistero insito in ogni creazione artistica.

(cit. da Paesesera.it  del 30 aprile 2013)
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