The rerum natura: lo spietato manifesto sulla morte dei Babilonia

the rerum naturaThe rerum natura

Di Valeria Raimondi e Enrico Castellani

Con Valeria Raimondi, Olga Bercini, Giovanna Caserta

Creazione Babilonia Teatri

Teatro Palladium\ 25 gennaio 2013

Una madre e un figlio. O una vergine con bambino. Con questa immagine, e sulle note dei Doors, si chiudeva The End, spettacolo del 2011 affidato all’irruenza della sola Valeria Raimondi. Una bambina, stimmate sulle mani, apre The rerum natura, ready-made del precedente lavoro. Spietato manifesto sulla morte che dal poema lucreziano ruba, storpiandolo, il titolo, e la riflessione sui fenomeni naturali, i cicli della vita, la paura della fine. L’accumulo di parole scorrette, urticanti, l’accostamento di suoni sporchi, dialettali, è consegnato stavolta a tre donne, di età e generazioni differenti, che ostentano volti audaci e sguardi duri, che si susseguono in un monologare indecente, irriverente, violento.

Il vestito bianco di purezza e la bocca aspra di verità, la decenne Olga Bercini mastica bene il linguaggio dei Babilonia, sputando sul pubblico il sogno di un trapasso spettacolare, tra camere ardenti allestite a Gardaland e profili facebook post-mortem, fiori di plastica e loculi vista mare.

the rerum natura 2Giovane donna, prima figlia e poi madre, la 33enne Valeria Raimondi sfida l’arcano, affronta il mistero, pretende da un cristo riverso sul pavimento un decalogo per la morte: “Sei venuto una volta\torna di nuovo\vuota il tuo sacco\rendimi edotta di cosa c’è dopo”.

Forte dei suoi anni, delle stagioni che entrano nella pelle e scivolano via, la 69enne Giovanna Caserta rivendica con rabbia la presenza di un boia, reclama un colpo di pistola, niente medici, neanche una badante, nessuna commemorazione.

Ritroviamo, in questo spettacolo, quella carica espressiva cui la compagnia veronese ci ha abituato sin dagli esordi, quella fissità dei corpi, la brutale urgenza comunicativa, la volontà di incidere la realtà, di urlare, ferire.

Possiamo superarla, con foto che sorridono in eterno dai cimiteri e dal web. Possiamo celebrarla il 2 novembre, rinchiuderla in spazi lontani, protetti, paradisiaci. Ma la morte cammina insieme alla vita. E ce lo ricordano le teste del bue e dell’asinello, strappate alla natività, che oscillano lentamente accanto alla croce. Perché – recita l’Ecclesiaste – c’è un tempo per nascere e un tempo per morire.

 Rossella Porcheddu

Pubblicato su Che teatro fa, blog autore Repubblica.it

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