La serata a Colono: manifesto politico per la ribellione

LA SERATA_A_COLONO_Carlo Cecchi, Mario MartoneLa serata a Colono
testo di Elsa Morante
regia di Mario Martone
con Carlo Cecchi
Teatro Argentina
30 gennaio 2013

In un teatro pieno fino all’ultimo spalto, è iniziata così, all’improvviso, La serata a Colono, ultimo progetto teatrale di Mario Martone, che dopo il debutto al Carignano di Torino è ora in scena fino al 17 febbraio al Teatro Argentina di Roma. Il testo, l’unico che Elsa Morante abbia mai concepito per il teatro, conclude una parabola che sembra aver accompagnato la crescita artistica del regista napoletano fin dal principio: dalla rappresentazione de I sette contro Tebe (1997), da cui fu poi concepito uno dei film più intensi sulla guerra fratricida nell’ex-Jugoslavia, Teatri di Guerra, alla messa in scena dell‘Edipo Re nel 2000 e dell’Edipo a Colono nel 2004.

EDIPO NELL’OSPEDALE PSICHIATRICO – In questo caso la tragedia di Sofocle viene utilizzata dalla Morante come traccia per la costruzione di un testo parodico, secondo la definizione che lei stessa ne diede, che mima la storia originale stravolgendone l’aspetto, pur mantenendo intimamente i suoi tratti salienti. Così Edipo diviene un vecchio moribondo affetto da disturbi allucinatori che, legato a una barella abbandonata nel corridoio di un ospedale psichiatrico, fa ammenda del suo peccato originale, quello di esser nato. Vicina fino alla fine la devota Antigone, pastorella zotica e “di mente un poco tardiva” che insieme a lui forma una “coppia esotica”, come dichiara a un certo punto lo stesso Edipo.

UN MANIFESTO POLITICO – La messa in scena elaborata da Martone ben interpreta la sensibilità di questa drammaturgia, che porta in sé i tratti di un manifesto politico che incita alla ribellione verso l’ordine costituito, quel dio Sole e padre tiranno. Sulla scena, in modo disordinato, gli speaker audio fanno eco a una massa indefinita di umanità sofferente, i pazzi dell’ospedale, che lasciati liberi di deambulare tra palco e platea formano un Coro instabile. Le loro voci però non si esprimono all’unisono bensì si sovrappongono, ripetendo frammenti di discorsi che l’autrice aveva tratto da documentazioni originali di O.P, campi di concentramento, editti politici antichi e moderni. Alla tessitura vocale si intreccia il paesaggio sonoro composto dal Premio Oscar Nicola Piovani, che irrompe musicalmente, a volte anche in modo graffiante, nello svolgersi del dramma.LA_SERATA_A_COLONO, Carlo Cecchi e Antonia Truppo

IL RUOLO SOGNATO DA CARLO CECCHI – Costretto come un Cristo insofferente, legato alla barella, l’Edipo di Martone è interpretato in modo toccante da Carlo Cecchi, il cui progetto per la messa in scena della Serata aveva inseguito fin dal 1968, anno di pubblicazione all’interno della raccolta di poesie di Elsa Morante Il mondo salvato dai ragazzini. Vicino a lui Antonia Truppo è un’Antigone misericordiosa, piena di amore incondizionato, come solo quello degli animali sa essere: le bestie, come i ragazzi, erano gli unici a essere considerati dalla Morante in grado di esprimere il senso più profondo della gioia di vivere. La poesia che anima l’intera opera non può essere confusa con altro: le parole, solitamente utilizzate nella costruzione progressiva di una trama, qui sono creature vive, la cui espressività a volte pare sommergere lo spettatore per troppa irruenza. L’unico mezzo per assistere allo spettacolo di un testo così dunque è quello di lasciarsi trasportare dal suo fiume in piena, aspettando che sia una parola vivente a venirci incontro, per dichiarare il suo legame intimo, sempre simile ma mai uguale per tutti.

di Alice Gussoni (da www.paesesera.it)

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