Nel cuore della foresta con i Motus di When

when

Il barbiere di Siviglia e l’aria di Don Basilio aprono la via verso il cuore della foresta in cui incontriamo i Motus di When. Ma chi sono veramente queste presenze che si annunciano e denunciano calunnia, dove e quando possiamo incontrarle? L’io perso nella foresta e ripreso dalle telecamere a circuito chiuso installate sul tetto del Teatro Studio Krypton di Scandicci si muove e palpita al di sopra della sala, sbalzando da un lato all’altro dei suoi confini, chiedendosi verità ma al contempo osservando i moti della propria falsa gemella dall’interno di altre stanze, seduto a una scrivania qualunque di questo universo. La camera a cielo aperto nella notte della periferia fiorentina e quella murata, bidimensionale e in b/n della parola scritta e ripetuta sulle pagine di un «Nuovo Documento Vuoto» non sembrano infatti appartenersi l’un l’altra; tuttavia esse si chiamano reciprocamente come animali in cerca di un rifugio, corpi utopici nuovamente sparpagliati sulla scia della trasformazione e della auto-creazione.

Se i battiti di un cuore inizialmente sovrastano azioni e movimenti e lasciano pieno spazio a paure, angosce ossessive e frustrazioni tecnologiche, a questi l’attore-regista Enrico Casagrande e l’attrice Silvia Calderoni oppongono domande metafisiche e metateatrali sul tapis roulant della perdita del paesaggio presente. Su cui si combatte non solo il tempo ma anche lo spazio, forzando i margini e i piani d’inclusione tra un oscuro scrutare e la sua visibile preda, tra una corsa sul posto e l’indefinitezza di una qualsiasi meta futura e diversa. Philip K. Dick e Michel Foucault i riferimenti principali per questo atto-solitario sul controllo, sul potere della sorveglianza e sull’obbligata immobilità che richiede il suo mantenimento. Riferimenti rapportati qui non solo all’osservazione dei corpi ma anche all’ambiguità sfuggente dell’immagine. Poco nitida e in parte muta, sussurrata, incomprensibile e talvolta immaginaria è l’azione che la telecamera ci restituisce, incerto e dubbioso il ticchettio della tastiera del laptop che timidamente interroga la platea indugiando sul proprio stesso pensiero, sulle sue spaziature e cancellature repentine. La scelta di accostarsi al pubblico solo nel tuono dell’emozione simultanea e passeggera del dubbio di poco precede l’uscita finale dei due attori e la loro fuga verso una via oltre la scena.

When si iscrive nel progetto Nella tempesta | 2011<2068_Animale Politico Project, che debutterà a maggio al “FTA Festival Transameriques” di Montreal, apparentemente come un’indulgenza strappata alla corte pubblica per riprogettare nel motus del domani, già oggi.

Ines Baraldi

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Informazioni su Alice Gussoni

Mi piacciono le storie, le simmetrie e l'orizzonte degli eventi. Odio la parola hobby, le persone ipocrite e quelle che hanno paura di tutto ciò che non conoscono.

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