Mimmo Cuticchio: 50 anni di arte pupara e di attività viaggiante

Cuticchio_Guerin_Meschino079Tirando i fili dei pupi Mimmo Cuticchio muove le corde della tradizione e conserva le radici familiari. Era il 1984, infatti, quando omaggiava i cinquant’anni di carriera del padre e maestro Giacomo con Guerrin Meschino. Oggi festeggia i suoi cinque decenni di attività viaggiante con lo stesso spettacolo – primo di una serie di appuntamenti speciali in programma all’Auditorium Parco della Musica – che vede come aiutanti i figli Giacomo e Sara, il nipote Fulvio, due allieve di prima e ultima generazione, Tania e Florian, e uno degli allievi sparsi per l’Italia, Donato, che suona occasionalmente il pianino. Nascosti nel ventre dell’antica macchina teatrale, i manovratori animano gli attori di legno, soldati e papi, mostri e cavalli, maghe e regine, le cui voci sono modulate dal puparo siciliano, unico oprante recitante.

Cuticchio_Guerin_Meschino041La storia, tratta dall’opera di Andrea da Barberino, trovatore toscano, è quella di Guerrino, che da Costantinopoli viaggia in occidente alla ricerca delle proprie origini, passando attraverso rapimenti e tradimenti, duelli e stregonerie, incontri papali e scorrerie piratesche. Foreste si alternano a castelli, grandi navi a città in fiamme, rivelando una sapiente maestria artigianale e una disciplina rigorosa. Ancora più chiare quando pupi e manovratori escono allo scoperto e invadono lo spazio scenico. Il disvelamento non rompe ma ravviva la magia: è attento lo sguardo del puparo sull’azione, sicuro il movimento delle braccia, energico il battito ritmico dei piedi.

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Dietro ogni gesto, dietro i colpi di spada, le galoppate, il volo degli uccelli c’è metodo, studio, e un profondo amore per un sapere antico, che sa rinnovarsi restando nel solco della tradizione, che ci racconta favole senza tempo, che affascina i grandi e diverte i piccini. Unico rammarico la distanza, troppa, dal teatrino dei Figli d’Arte Cuticchio, che avremmo preferito vedere da vicino, accoccolati sotto il palco. Desiderio in parte soddisfatto alla conclusione, quando il cantastorie regala un breve e partecipato racconto della sua vita e concede gli attori di legno alla curiosità degli spettatori, mostrando quanto l’arte pupara sia lontana dall’esibizione e vicina al rituale popolare.

Rossella Porcheddu

Pubblicato su Che teatro fa, blog autore Repubblica.it

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