Animal: l’umanità animale di Daniel Abreu

Per assistere a uno spettacolo di Daniel Abreu si devono dimenticare preconcetti e convenzioni. Per chi non accetta questo compromesso infatti potrebbe risultare poco gradevole. Questo vale per Animal, ultima produzione di Daniel Abreu in scena il 16 novembre al Palladium, in prima nazionale per il Romaeuropa Festival 2012.

Il coreografo di Tenerife conferma il suo bisogno di spogliare le creazioni da perbenismi estetici, anche letteralmente data la nudità dei danzatori. Il processo comunicativo avviene, ciò nonostante, mediante una composizione dello spazio scenografico oggettivamente poetica. Le immagini che ne derivano rimangono impresse nella mente degli spettatori, anche dei più prevenuti, e tornano a stuzzicarla perfino molto dopo lo spettacolo.

In questo intervallo non tutto va chiarificandosi, ma si inizia a comprendere che non può essere solo un vezzo far pendere dalla graticcia tre alberi spogli di cui non vediamo le radici, idealmente affondate nel cielo o nella terra di un mondo alla rovescia. Né tantomeno decorativi sono i sassi spigolosi sparsi sul palcoscenico su cui si muovono i corpi dei danzatori, che suscitano un compatimento particolare quando sono nudi.

In loro c’è qualcosa di selvatico, nel modo di muoversi, nelle azioni violente, solo erroneamente ascrivibili  agli animali. Sono i vestiti  infatti a definirli inevitabilmente come uomini e donne: la danzatrice che parla col pubblico non può che essere “umanoide”, anche se qualcosa di animalesco permane in sottofondo.

Solo nella nudità però i performer assumono movimenti fluidi e dotati di quella grazia propria del corpo animale. In un duo maschile i gesti si ripetono infinite volte fino a dissolversi progressivamente nella luce e nella musica, come una parola che ripetuta come un mantra si svuota di significato, diventando semplicemente materia viva.

Nel corso dello spettacolo determinati personaggi/presenze ricompaiono più volte come in un loop, che raggiunge il suo climax poco prima dell’epilogo, generando un’inquietudine degna del peggior incubo.

Alcune sequenze coreografiche di gruppo eseguite in sincronia e in posizione diagonale, come nelle coreografie più canoniche, sembrano stonature in una composizione così primordiale e fuori dal comune. In queste emerge però la particolare fluidità di Álvaro Frutos, alla prima apparizione nella Cìa Daniel Abreu, fluidità che deriva probabilmente alla sua provenienza dall’hip-hop e dal jazz.

Animal non è un lavoro creato per compiacere lo spettatore, ma piuttosto per provocarlo e irritarlo. Che cosa sia veramente animalesco in un uomo, e cosa invece umano in un animale, è poi un dilemma che sarebbe bene porsi più spesso.

Annalisa De Carlo

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Informazioni su Alice Gussoni

Mi piacciono le storie, le simmetrie e l'orizzonte degli eventi. Odio la parola hobby, le persone ipocrite e quelle che hanno paura di tutto ciò che non conoscono.

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