Deca Dance: dieci componimenti visuali per Batsheva Dance Company

Lo spettacolo è già in scena mentre il pubblico – quello delle grandi occasioni a giudicare dalle personalità presenti nella sala dell’Auditorium Conciliazione di Roma – prende posto in sala. Un performer sta saggiando il palcoscenico con movimenti che hanno una fluidità convulsa, costretti dall’abbigliamento formale da lui indossato. A esibirsi è la compagnia di danza più famosa d’Israele, la Batsheva Dance Company, nella capitale con due date, imperdibili, che impreziosiscono ulteriormente l’offerta culturale del Romaeuropa Festival 2012.

La rappresentazione pensata da Ohad Naharin è complessa, entusiasmante e difforme nelle sue diverse coreografie, quei dieci componimenti visuali che, nel loro insieme, animano una serata intensa e coinvolgente, nel senso più letterale del termine: i diciassette ballerini scendono in platea per “rapire” il pubblico e portarlo sul palcoscenico, in uno dei frammenti più divertenti e spensierati di questo Deca Dance.

Dall’unitarietà dei movimenti di gruppo all’insopprimibile unicità del diverso: essere insieme ma esprimersi come singoli, come note di partiture musicali che si caratterizzano per potenza e reiterazione. È evidente la maestria registica e la grande fantasia di un coreografo che chiede ai singoli elementi del corpo di ballo di interpretare fisicamente una partitura vocale che ripete all’infinito la sequenza numerica uno/dieci, senza mai annoiare o lasciare spazio a una qualsivoglia prevedibilità del gesto.

In Three il passo a due viene scardinato attraverso l’immisione di un terzo elemento, che diventa poi il corpo essenziale nella costruzione di questo elegante gioco di equilibri. Lo stesso tentativo si ripete anche nel pezzo tutto al maschile dei quattro danzatori con la pelle dipinta d’argilla, i quali cercano l’impossibile acquisizione di un quinto elemento, che dopo una momentanea inclusione si allontana dal gruppo cancellando dal suo corpo il “marchio” distintivo con il quale i suoi membri erano contrassegnati.

Rimane nella memoria la sequenza d’apertura, con il corpo di ballo che, attorno a sedie di legno disposte a semicerchio, esplode in un canto energico e liberatorio e l’ipercinetico finale in cui tutti gli interpreti, uscendo dalle fila dei rispettivi gruppi, mostrano ancora una volta l’insopprimibile potenza dell’atto individuale per raccogliere, di nuovo, il lungo e meritato applauso che chiude l’entusiasmante serata.

Marco Moraschinelli

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Informazioni su Alice Gussoni

Mi piacciono le storie, le simmetrie e l'orizzonte degli eventi. Odio la parola hobby, le persone ipocrite e quelle che hanno paura di tutto ciò che non conoscono.

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