La Dubstep secondo Skream: live report dal Brancaleone

Originale come sanno essere gli eccentrici, i nerds e i geeks: le 3 ore di live di Skream al Brancaleone (qui la nostra foto gallery) sono state la conferma di come il 26enne inglese, al secolo Oliver Dene Jones, sappia miscelare generi e sonorità dubstep, elettro e raggae senza alcun imbarazzo e con grandi risultati. Sul palco insieme a lui l’MC Sgt. Pokes, per tenere il filo tra i vari pull-on e stop-and-go, tipici delle dance hall ma anche della scena dub, che dall’Inghilterra si è diffusa a macchia d’olio per tutta Europa e Stati Uniti. Un live-set che partendo dalle origini della dubstep e dei suoi campioni, fra cui ovviamente si ritrovano moltissime tracce originali di Skream, passa in rassegna anche pezzi di dj’s dai nomi noti come Skrillex o Jeff Mills. Insomma, se la prima ora passa tra ritmi e sonorità jamaicane, la seconda si rituffa nella Original Dubstep from UK passando infine a una terza ondata dove filtrano anche tracce elettro-house e cross over, tra cui brani dei Rage Against The Machine e dei Nirvana. E se la pista ondeggia e sbanda come nelle migliori tradizioni punk-hardcore –lo conferma la gomitata ricevuta dalla sottoscritta in piena faccia, anche se a essere giusti nella slamdance i gomiti si alzano solo quando si cerca la rissa- è lo stesso Skream che si lascia coinvolgere, lasciando a più riprese la consolle per venire a ballare fomentato insieme agli altri, neanche si trattasse della sua festa di compleanno. Una vera chicca quindi, piuttosto che il solito cervellone che punzecchia il computer con dita scheletriche, ecco che lui riesce a mostrare il volto vero della musica ruvida e scura che nasce dalla scena garage londinese dei primi anni del 2000. Chi si aspettava il solito set mono-techno quindi è sicuramente rimasto deluso, la dubstep rimane difficile da incastrare tra bpm che oscillano tra 130 e 140 e un groove che si avvicina alla drum n’ bass  ma ne rallenta all’inverosimile le linee di basso. Ma se il primo a fregarsene è proprio il musicista allora tanto vale ballare e lasciarsi trapassare dai suoi suoni grassi e avvolgenti a cui, unica nota dolente della serata, purtroppo l’amplificazione del locale non riesce a rendere giustizia fino in fondo.

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