Prima serata DNA: cinque danzautori sul palco dell’Opificio

La prima serata DNA del Romaeuropa Festival è stata affollata, in termini di pubblico e di esibizioni. Cinque “danzautori” di nuova generazione selezionati all’interno dei più importanti network italiani hanno presentato il proprio lavoro ancora aperto, ancora in fase di sperimentazione. Un incontro intimo tra performers e spettatori, soggetti attivi, vicini anche fisicamente nello spazio raccolto dell’Opificio Telecom Italia.

Francesca B. Vista firma e interpreta IChange, creazione coreografica su partitura cageana, elaborata dal vivo dal contrabbassista Daniele Roccato. Un lavoro denso di simboli e significati, molti gli oggetti scenici con cui Francesca interagisce: uno dopo l’altro vengono adagiati a terra andando a formare un semicerchio che sembra voler racchiudere il mondo interiore che questa danzatrice, tappa dopo tappa, decide di condividere con il pubblico.

Annalì Rainoldi esplora un universo tutto femminile. Diataraxia Noctuidae è l’esperienza di un corpo, quello di Federica Maine, che corre, si contorce e si allunga nello spazio. Cerca qualcosa che non riesce a trovare, tanto da dover tornare sui suoi passi, ripetendo più volte le sequenze coreografiche. Un lavoro esteticamente affascinante e prettamente tecnico, interpretato con energia.

Giorgia Nardin è ideatrice e interprete di Dolly. Il body color carne rimanda alla nudità della Barbie, bambola per eccellenza in cui il corpo della danzatrice è imprigionato: condannata quindi a una mezzapunta perenne, a tenere i gomiti a spigolo, a muoversi in modo meccanico e avere uno sguardo vuoto. C’è però un’evoluzione. La performance raggiunge il culmine sulle note della Vie en rose, in un’inquietante versione carillon editata da Tommaso Marchiori. I movimenti di Dolly cambiano in preda alla grande padronanza tecnica di Giorgia. Al termine di una vera e propria sperimentazione delle capacità motorie, in stretto rapporto col pavimento, qualcosa è successo. Giorgia procede verso il pubblico in modo meno incerto e, soprattutto, con uno sguardo più umano rispetto all’inizio.

Mono-dia-loghi Ritmici nasce da un’idea di Moritz Zavan con Nicola Bianco, che si concretizza in un’esibizione di grande potenza coreografica, vocale ed espressiva. In scena c’è solo Moritz che con gesti ipnotici ci guida nella creazione di un universo, generato pezzo dopo pezzo a partire dal proprio corpo. La danza classica indiana Bharatanatyam gioca un ruolo fondamentale: l’esecuzione coinvolgente oltre che impeccabile dal punto di vista coreografico, ritmico e dell’uso della voce.

Conclude la serata Trois Corps, coreografia di Daniele Ninarello, da lui danzata con Marta Ciappina ed Elisa Dal Corso. Tre corpi sperimentano le proprie capacità di movimento nello spazio, in modo individuale e in interazione con gli altri due danzatori. Si alternano così assoli, passi a due e passi a tre. Emerge particolarmente l’affinità tra Daniele e Marta, da cui nascono le figure coreografiche più toccanti. Il traguardo finale è lo stesso per tutti e tre i corpi che, per il momento, mettono il punto al loro percorso l’uno a fianco all’altro, faccia a faccia con il pubblico di fronte al quale si sono progressivamente spogliati.

Annalisa De Carlo

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Informazioni su Alice Gussoni

Mi piacciono le storie, le simmetrie e l'orizzonte degli eventi. Odio la parola hobby, le persone ipocrite e quelle che hanno paura di tutto ciò che non conoscono.

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