Dall’arte al cinema alla tradizione, una settimana in danza per Romaeuropa

È stata una settimana all’insegna della danza d’autore per Romaeuropa, che dal 17 al 20 ottobre ha portato sul palco del Vascello e del Palladium le ultime creazioni di grandi protagonisti e nuovi coreografi della scena contemporanea. Saloni vintage hanno accolto inquadrature hitchcockiane, sipari rosa si sono aperti su scenari picassiani, battitori di scarpe si sono uniti in danze di gruppo, tra tradizione e rivisitazione. Tre spettacoli differenti, tre autori italiani, attivi sulla penisola e all’estero, tre diversi modi di percepire la scena, di costruire una coreografia, di dare vita a uno spettacolo.

È ispirato agli scritti aristotelici il De Anima di Virgilio Sieni, andato in scena sul palco del Vascello il 17 e il 18 ottobre. Una riflessione sull’origine del movimento, sempre sincopato, mai armonico, e sull’origine della vita, mai stabile, sempre fragile. Strappati  a una tela di Picasso, i malinconici arlecchini che abitano la spazio scenico, più volte invaso, più volte attraversato, più volte solcato, si spostano in gruppo, si seguono, si sostengono, mai uomini, sempre maschere, talvolta ombre. Se la coreografia si colora di movenze classiche, e le scelte drammaturgiche portano indietro nel tempo, l’ultima creazione di Virgilio Sieni ci parla dell’uomo, quello di oggi e quello della Grecia del IV secolo a.C., in bilico tra la ricerca della luce e la caduta nell’oscurità.

Si transita dall’arte al cinema con Cameo, breve performance di Riccardo Buscarini, andata in scena il 20 ottobre al Palladium, in apertura della seconda serata Dna. Un lavoro noir, raffinato, carico di suspense, che omaggia i capolavori del maestro del brivido. L’azione teatrale si svolge in un interno borghese, dove un pendolo scandisce il tempo dell’attesa e della paura. Gesti stilizzati si alternano a brevi momenti danzati, mentre sui volti dei tre interpreti, tra cui lo stesso coreografo italiano (che vive e lavora a Londra), si dipingono, con espressività volutamente eccessiva, panico, orrore, collera, vendetta. Un corto danzato, di appena 17 minuti, abbastanza per far crescere la tensione e raccontare un omicidio.

Tutt’altra atmosfera è quella evocata, sempre il 20 ottobre, sempre sul palco del Palladium, da Alessandro Sciarroni con Folk-s will you still love me Tomorrow? Un lavoro corale che si ispira alle danze tradizionali bavaresi e tirolesi, che qui sono decontestualizzate, trasfigurate, reinterpretate. Un gioco di sguardi, tra il pubblico in sala, che è invitato a rimanere o lasciato libero di andarsene, e i folk-dancer, che si esibiscono senza accompagnamento musicale. Il battito delle mani sulle gambe e sulle scarpe risuona, in alcuni momenti, nel silenzio dello spazio scenico,  altre volte è sovrastato da suoni della natura e sonorità pop. A colpire non è la resistenza degli interpreti, o la danza, eseguita in loop, ma le dinamiche del gruppo, unito dal ritmo, coeso nel movimento, capace di ascoltarsi, guardarsi, sostenersi. Folk-s è un modo diverso di vivere (e far rivivere) lo Schuhplattler, un altro modo di riappropriarsi della tradizione.

Rossella Porcheddu

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