Waiting for DNA: la pratica performativa secondo Sciarroni e Di Stefano

18 Ottobre 2012 – Ultimo appuntamento Waiting for DNA all’interno del ventisettesimo Romaeuropa Festival.

Ospiti dell’incontro presso l’Opificio Telecom Italia due coreografi e performer molto originali: Alessandro Sciarroni e Michele Di Stefano.

Sciarroni è uno dei protagonisti della sezione DNA con Folk-s Will you still love me tomorrow? di cui è ideatore e interprete. Michele Di Stefano, coreografo e performer del gruppo MK, ha partecipato alla scorsa edizione del Festival con Instruction Series III: Orang Orang. Quest’anno ha accettato di incontrare la platea di Waiting for DNA per parlare di “pratica performativa”. Espressione che si riempie di significati differenti nelle parole di Michele Di Stefano prima e di Alessandro Sciarroni poi.

M.D.S.: “È creare uno spettacolo attraverso un corpo, centro della ricerca volta alla realizzazione della messa in scena. I corpi delle persone con cui lavoro sono il veicolo migliore per rendere un oggetto scenico interessante e portare il pubblico dove non può immaginare di arrivare. La pratica performativa nel mio caso consiste nel fornire delle informazioni esterne che mettono il corpo in condizioni di sperimentare. Quello che affiora dalla messa in scena non è il mondo interiore di chi si muove, è qualcosa che succede lì in quel momento. Non è qualcosa di didattico dal punto di vista coreografico, ma un movimento che viene richiesto al performer e allo stesso tempo al pubblico. Queste sono le condizioni per la comprensione del mio lavoro. Senza una cooperazione con il pubblico per me siamo nell’ambito della televisione.”

A.S.: “La pratica è quella disciplina di cui la costanza e l’allenamento ti rendono esperto. Può essere lo sport, la preghiera, la cucina. Nel mio caso la pratica è quella della danza contemporanea. Performativa perché usa il linguaggio della performance che, per dirla con Marina Abramovic ‘è uno scambio di energia tra performer e pubblico’. Non è danza né teatro, non c’è nulla di finto: se uso un coltello uso un coltello vero, e se c’è del sangue non sarà ketchup. La performance è reale. Non rappresenta nient’altro se non quello che è. È questo il motivo che mi ha spinto dal teatro verso il linguaggio della performance, lo sento più mio.”

Annalisa De Carlo

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Informazioni su Alice Gussoni

Mi piacciono le storie, le simmetrie e l'orizzonte degli eventi. Odio la parola hobby, le persone ipocrite e quelle che hanno paura di tutto ciò che non conoscono.

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