What an evening for John Cage!

ImmagineQuasi quattro ore per celebrare più che il compositore, l’artista John Cage. Solo un assaggio, quello di domenica 7 ottobre al Palladium, degli esperimenti compiuti lungo una intera vita, condotta nella spasmodica ricerca della sfumatura, di tutto e del suo contrario. “Come la polvere nella luce” recita in apertura la voce di Silvia Schiavoni. E poche frasi riescono a rappresentare meglio la natura formicolante, in apparenza inafferrabile e multiforme dell’arte di Cage.

Danza, recitazione, improvvisazione e poesia si sono fusi, accompagnati senza mai prevaricare l’uno sull’altro, a formare la performance, l’happening, l’opera nella sua essenza eterogenea e cosmica. Il palco, gli strumenti, le voci, i suoni, i movimenti, il pubblico, l’intero spazio e il tempo: tutti elementi che hanno concorso alla creazione dell’opera d’arte. Jonh Cage è riuscito a far suonare il silenzio (4’33’’), gli oggetti muti e la quotidianità. Ha saputo stravolgere la classica espressività degli strumenti. Percussioni, violoncello, contrabbasso e trombone sono stati ostacolati, capovolti, ispezionati e riscoperti in altre e nuove sonorità. Tutto, nella concezione del compositore statunitense, diviene attuabile. La danza perde i suoi connotati più classici per farsi pesante, difficoltosa, simbolo di un’impossibilità infine risolta. Non senza fatica, non senza lo stridore dell’inconsueto. Paola Campagna e Fabio Ciccalè (danzatori) nuotano sul legno, in assenza d’acqua; al trombone di Giancarlo Schiaffini viene tolto il fiato eppure suona lo stesso sebbene con voce diversa. Semplicemente viene sovvertito il rapporto con gli strumenti e con la realtà in generale. E ciò, indubbiamente, crea nell’animo dello spettatore un senso di angoscia, di panico per la moltitudine sfuggente delle cose, quasi che in mancanza di una totale comprensione ci si trovasse in assenza di una via d’uscita.

La serata è stata suddivisa in tre parti seguendo quelle che sono state le tappe artistiche della vita di John Cage (1912-1992). L’apertura è stata dedicata alla fase fortemente sperimentale della sua arte (1940-1960) con Variations  I-IV e a questo periodo creativo è stato rivolto un omaggio con Improvvisazione per J.C. (voce, violoncello, percussioni, danza). La seconda parte è stata dedicata all’indeterminatezza della musica con le celebri realizzazioni di One, versione alternativa di 4’33’’, in cui al silenzio si è contrapposta una nuova fonte sonora: il pubblico; infine She is Aspleep, un pezzo per voce e pianoforte composto nel 1943. An evening for John Cage si è chiusa con la suggestione dei testi di James Joyce messi in musica, per pianoforte (rigorosamente chiuso e snaturato nella sua dicitura più comune) con The Wonderful Widow of eighteen Springs (1942).

Jessica Vianini

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Informazioni su Alice Gussoni

Mi piacciono le storie, le simmetrie e l'orizzonte degli eventi. Odio la parola hobby, le persone ipocrite e quelle che hanno paura di tutto ciò che non conoscono.

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