La deformazione come espressione della realtà: Cage attraverso Paik

Nam June Paik e John Cage: a poeA tribute to John Cagetry of infinite possibilities è la conferenza presentata all’Opificio il 5 ottobre, nell’ambito del focus Cage di Romaeuropa. In questa occasione sono state proiettate due opere dell’artista coreano, la sigla di apertura dei Giochi Olimpici di Seul, realizzata da Paik nel 1986 e A tribute di John Cage, del 1973 per la prima volta visibile in versione integrale in Italia. Realizzate secondo i principi di quella stessa (audio) visione auspicata da  Cage, entrambe le opere possono essere considerate delle composizioni alla stregua di quelle musicali, perché in esse il montaggio agisce sull’organizzazione interna degli elementi seguendo quegli stessi principi che si ritrovano in musica, e in particolare nelle sperimentazioni dell’autore americano. A guidare la scelta dei criteri, solo apparentemente casuali, la predeterminazione di alcuni parametri spazio-temporali, all’interno dei quali si lascia che il processo creativo possa avvenire in modo stocastico. Dieci anni dopo aver realizzato 13 TV: 13 distorted TV sets alla galleria Parnass di Wuppertal, considerata oggi come la prima esposizione di videoarte della storia, Paik realizza Tribute, dove i 13 capitoli in cui è organizzato il video possono essere considerati l’evoluzione di quegli stessi 13 sets televisivi. In entrambe i casi la distorsione delle immagini è mirata alla realizzazione di una loro sonorità, in grado di risonare autonomamente nella percezione dello spettatore: questo infatti è posto al centro dell’opera come miglior interprete del suo significato. La decontestualizzazione di determinati elementi del quotidiano era un’operazione comune all’interno dell’intero movimento Fluxus, del quale Cage e Paik facevano parte; questa doveva servire a modificare la percezione mediante l’attivazione di un salto semantico, per spingere l’individuo a guardare e non più semplicemente vedere. Fra gli episodi di Tribute che forse esemplificano meglio questa ricerca artistica si possono individuare l’esecuzione di 4:33, composizione sul silenzio eseguita da Cage in mezzo a una strada, dove l’assenza di note prodotte dal pianoforte diventa l’occasione per far fluire i suoni del reale all’interno di una cornice temporale definita, ben riconoscibile come momento performativo di un’esecuzione  compiuta. Anche in TV-Bra, dove una violoncellista nuda suona il proprio strumento con due dischi riflettenti posti sopra i seni, la composizione formale interna al quadro schermico attiva uno spostamento del flusso informativo verso temi apparentemente distanti. Attraverso l’inquadratura del dettaglio di un disco, su cui si riflette la sua immagine ripresa da uno schermo televisivo, si raggiunge la simultanea percezione dei tre livelli di significazione del corpo, mediale, mediato e mediatico. Questa triplice sovrapposizione, del riflesso (mediale), dell’evento (mediato) e dell’esposizione (mediatica) del nudo, è mirata al raggiungimento di un grado zero attraverso cui, secondo l’autore, era possibile riconoscere il senso ultimo dell’arte e in particolare lo Zen della sua televisione. Paik aveva dichiarato nella presentazione della mostra di Wuppertal: “La mia TV sperimentale non è/ sempre interessante/ ma/ non è nemmeno sempre poco interessante/ come la natura, che è bella,/ ma semplicemente perché cambia”. Allo stesso modo Cage aveva affermato che nessuno suono poteva essere considerato migliore di un altro: entrambi infatti riconoscevano l’essenziale relatività di ogni evento artistico, alla cui base si poteva individuare la volontà di ciascuno nel mettere in atto una propria strategia di ascolto. Se l’estetica del vuoto (visivo o sonoro) è una caratteristica che ha percorso tutta l’arte contemporanea a partire dalle neo-avanguardie, è in particolare grazie a questi due artisti e al loro sodalizio che è stato possibile individuare il suo ruolo essenziale nel creare una parentesi di meditazione, all’interno della quale lo spettatore è libero di riconoscere la propria percezione come assoluta.

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