La Danza preparata di Horta sulle note di John Cage

Creare uno spettacolo intorno a uno dei più influenti artisti del Novecento è sicuramente un’impresa rischiosa, si può scadere nello scimmiottamento o nella banalizzazione di filosofie artistiche che hanno fatto scuola. Rui Horta è riuscito nell’intento di valorizzare l’opera di John Cage con Danza preparata, in scena al Palladium il 3 Ottobre; ha costruito una coreografia che dialoga con le note del pianoforte modificato secondo quanto elaborato dal compositore statunitense. Ciò è stato possibile grazie ad un pianista come Rolf Hind – capace di suonare Sonatas and Interludes di Cage senza guardare un secondo la tastiera, a memoria, seguendo il flusso dei 20 brani composti tra il 1946 e 1948 – e della ballerina Silvia Bertoncelli, formatasi all’Accademia Isola Danza di Venezia, diretta da Carolyn Carlson.

john-cage--rui-horta--danza-preparata-1462.1Cage ha composto questa raccolta di pezzi ispirandosi alla filosofia indiana e soprattutto alla sua estetica; il suo intento era infatti di esprimere in musica le otto emozioni permanenti (rasa) e la loro comune tendenza verso la tranquillità. Un’opera non certo scaturita puramente da un’esigenza emotiva, né di facile interpretazione e lettura. Rui Horta ha creato un interlocutore muto e dal linguaggio gestuale per il pianoforte di Cage: la Bertoncelli incarna in un’ora i rasa eroico, erotico, patetico, meraviglioso, pacifico, odioso, furioso e terribile. Gesti comuni si mescolano a movimenti da rettile, passi di danza classica si distorcono fino alla frenesia o all’arresa. Ricorre per tutto lo spettacolo l’impiego di numerosi bastoncini, oggetti mediatori con cui viene rappresentato il passaggio dal caos (lanciati in aria come nel gioco del Mikado) all’ordine (meticolosamente raccolti dal terreno) e viceversa. Si crea così un contrappunto tra musica, danza e silenzio. Questo, che grande importanza ha avuto nella produzione artistica di Cage, ha un ruolo determinante anche nella danza di Horta ed è elemento essenziale della coreografia, il respiro affannoso della danzatrice diviene ritmo, alternato al suono dei passi sul legno del palcoscenico.

Rolf Hind, la cui carriera è fiorita venticinque anni fa in una moltitudine di direzioni (solista, compositore, pedagogo), conosce le tecniche per sfruttare le potenzialità del pianoforte preparato, ossia modificato con piccoli oggetti posti tra le corde. Hind sembra avere sotto le mani un’intera orchestra, con tanto di strumenti esotici, tribali, percussioni, archi ed i movimenti della danzatrice sono sempre fedeli ai rapidi cambiamenti di suggestioni.

Jessica Fabi

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