Akram Khan attraverso lo schermo

Akram Khan - DESH
DESH
di e con Akram Khan
Teatro Argentina 26/27/28 settembre
Prima Nazionale                                                                      
Diretta in live streaming

Lo schermo non è fatto per accogliere DESH, ultimo lavoro di Akram Khan, ma solo piccole porzioni di esso. La diretta dello spettacolo, visibile in live streaming nell’ambito di Metamondi sul sito di Telecomitalia e sul sito del Romaeuropa, traccia in video i contorni di una nuova drammaturgia un pezzo alla volta, che si ricompone frammentata fuori dal tracciato idealmente delimitato dal palco. Tutto ciò non deve far pensare a una perdita di significato, né alla completa abnegazione dell’estetica in virtù di un’informazione approssimativa, poco adatta al resoconto del fatto teatrale. Se da una parte infatti non è possibile paragonare l’esperienza diretta di uno spettacolo dal vivo con la sua visione schermica, non sarebbe neppure opportuno intentare un simile paragone. La disintegrazione dello spettacolo attraverso la rete internet rende finalmente possibile la sua liberazione dal referente fisico. Cosa rimane di esso nei grossi pixel che bucano il nero sul fondo della scena, raggrumando la figura del ballerino e lo sfondo in un essere informe? La traccia di un vuoto lasciato dietro ogni passo, che nel mondo “analogico” si perde nella velocità dell’atto. In questi, e nei tagli delle inquadrature, è possibile trovare un nuovo punto d’osservazione: non siamo a teatro, né stiamo guardando un documentario, bensì la sua trasmissione in diretta su banda larga. La posizione di Akram Khan sul web è dunque questa: intermedia e cioè interprete puntuale del significato esatto del termine tra i mezzi. Sembra perciò normale che proprio in questa visione virtuale si ritrovi lo stesso scontro/incontro di due linee temporali, che secondo le parole del ballerino e coreografo inglese/bengalese è alla base di DESH, pensato simbolicamente come la rappresentazione di un timeline clash fra una linea orizzontale, occidentale e mascolina e una verticale, ciclica e femminile, simbolicamente riproposto nell’incrocio tra l’evento spettacolare e la sua codificazione digitale.

Proprio attraverso questa trasformazione la visione può trasfigurarsi in contemplazione del nulla, attimi di vuoto che accolgono o meglio raccolgono l’eco di un suono troppo forte per essere decifrato nella sua manifestazione immediata. Solo quando diventa schermo infatti la scena raggiunge la forma luminosa propria del mezzo elettronico, dove acquisendo uno stato incerto e riverberato la fluidità dei gesti supera quella del reale. La visione in live streaming permette quindi di estrapolare singoli aiku visuali, messi a disposizione di un pubblico potenzialmente enorme. La necessità di intervenire con un refresh di pagina una tantum fa parte del carattere sperimentale di questa esperienza spettatoriale, che  ha la sua chiave di volta nel sintagma F5, tasto fondamentale della consolle per assistere in diretta al crearsi di una drammaturgia digitale.

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Un Commento

  1. Cara Alice (ma anche gli altri, Rossella che ho conosciuto a Volterra), molto felice di questa bella avventura mi auguro non si fermi a Romaeuropa Festival e che possa continuare. Dunque…ci si vede a teatro!
    Simone Nebbia

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